giovedì 25 giugno 2020

La nuova scuola della ministra

Ho appena letto questo articolo http://www.tuttaunaltrascuola.it/scuola-la-mia-proposta-al-ministro/
di cui evidenzio alcuni passaggi su cui mi preme intervenire ed eventualmente dibattere.

Il consulente della ministra, che si presenta come insegnante "innovatore" (ora in pensione come me...)  propone di costituire "una rete sperimentale di scuole senza voti né compiti, dove si sta all’aperto e dove si apprende per campi di esperienza» che, detto così, pare una cosa bellissima: chi non desidera eliminare i voti e i compiti, stare di più all'aperto anziché chiusi in un'aula, eliminare la rigidità dell'insegnamento per discipline separate, lavorare su campi di esperienza... ma ecco che subito sorgono i dubbi.

Comincio dal fondo.

1. Campi di esperienza. Che cosa significa "campi di esperienza"? Sono quelli citati nelle Indicazioni Nazionali per la scuola dell'infanzia (il sé e l'altro, la conoscenza del mondo...)? Nelle ultime Indicazioni si legge: "...i campi di esperienza vanno piuttosto visti come contesti culturali e pratici che “amplificano” l’esperienza dei bambini grazie al loro incontro con immagini, parole, sottolineature e “rilanci” promossi dall’intervento dell’insegnante". Quindi sembra che il campo di esperienza sia definito da un insieme di relazioni che in qualche modo facilitano l'esplorazione e la reinvenzione dei concetti, non è un agglomerato informe di esperienze ma qualcosa in cui i nessi tra i vari aspetti non sono frutto di associazioni logiche (adulte), della casualità o dell'improvvisazione; nel campo di esperienza i costrutti epistemologici delle discipline vengono esaltati e valorizzati.
O sono come i contesti di apprendimento di Matematica 2001 (scusate se cito sempre questa esperienza ma ovviamente per me è stata basilare!) "che fanno riferimento ad esperienze extrascolastiche già fortemente matematizzate nella vita di tutti i giorni" (es. scambi economici, temporalità esterna, rappresentazione dello spazio, ricette di cucina, giochi tradizionali (e di strategia) macchine ingranaggi...) all'interno dei quali la matematica (in questo caso) acquista significato anche agli occhi degli allievi e in cui è possibile sperimentare sia attività di modellizzazione sia attività di riflessione. Paolo Boero (a cui rimando) ha sviluppato intorno a questo concetto tutto il suo progetto didattico, che non riguardava solo la matematica ed era anche molto connotato ideologicamente, visto il momento storico in cui è nato.
O è qualcos'altro che andrebbe allora spiegato e/o ridefinito?

2. Outdoor education: ho seguito diversi webinar in questo periodo per capire meglio che tipo di didattica potesse nascere da queste proposte ma finora non ho capito che cosa concretamente si farebbe in questo ipotetico outdoor al di là di raccogliere foglioline e assemblarle per costruire dei bei quadretti (sto esagerando ovviamente!!!). Qualcuno ha spiegato veramente come si organizza concretamente un'attività outdoor, con quali obiettivi e con quali proposte e come le attività si inseriscano nel curricolo, quali conoscenze costruiscano e come? I bambini vengono a scuola per imparare non per "giocare in cortile". Io ho sempre praticato, appena possibile, la "mia" outdoor education perchè per fare scienze è indispensabile fare esperienze dal vero (non esperimenti da laboratorio! e non ero l'unica a saperlo e praticarlo, facevo riferimento ad un gruppo di ricerca!). I genitori dei miei alunni si ricorderanno di essersi autotassati (non tutti, se ricordo bene!) per acquistare un tavolone da mettere di fianco al nostro orto per poter osservare, raccogliere, curare, disegnare, studiare le piante e gli animaletti che si trovavano nel cortile della scuola. Quindi penso che outdoor education sia qualcosa di abbastanza chiaro nella mente di chi la propone perché l'ha sperimentata e sa dove porta e come si gestisce ... ma non mi sembra una novità, se non per l'uso di un termine inglese, e soprattutto non è qualcosa che si realizza da un giorno all'altro. Richiede formazione e fatica, anche tutoraggio continuo e la presenza di facilitatori, a quanto leggo sui siti che la propugnano. Forse è per questo che costano parecchio i corsi con i formatori e le scuole devono quindi essere molto motivate per aderire a queste reti. Ce ne sono altre dello stesso tipo che propugnano altre forme organizzative... è tutto un fiorire di idee... mi chiedo come mai!

3. No compiti. Questa mi sembra una cosa sensata se stiamo ragionando su una scuola a tempo pieno dove nel tempo scuola i bambini hanno modo di esercitarsi a livello individuale perché l'organizzazione scolastica comprende questi tempi anche con una gestione autonoma da parte dei bambini stessi (vedi il piano di lavoro di Freinet nel post Creazioni antivirus). Ma in una scuola che molto probabilmente sarà dimezzata come tempi (di aumentare gli organici non se ne parla!) mi sembra veramente poco realistico. In ogni caso volenti o nolenti i nostri alunni per imparare devono avere modo di mettersi alla prova a livello individuale, quindi devono sia studiare che fare compiti, se poi i compiti si debbano fare a scuola o a casa questo è un altro discorso.

4. No voti. Qui sfondiamo una porta aperta dal momento che il MCE, di cui faccio parte, ha avviato da anni la campagna Voti a perdere!!! Ma "no voti" non vuol dire "no valutazione"... altrimenti come facciamo a portare avanti un progetto formativo? Stiamo ovviamente parlando di valutazione formativa, l'unica che serve, e di autovalutazione. Quindi ci stiamo assumendo un onere molto più grande, quello di seguire passo passo il percorso cognitivo di ogni allievo e di monitorare i progressi attraverso una documentazione puntuale delle attività svolte e delle risposte che ogni singolo allievo è in grado di dare: ma chi brandisce questo slogan ne è consapevole? Ce la racconta così? O basta eliminare i voti per eliminare discriminazioni e tante altre problematiche?

5. Rete sperimentale. Ed ecco per concludere, ciliegina sulla torta, la trappola iniziale o finale a seconda di come si legge la proposta: tutta questa grande innovazione è solo per pochi. Dal momento che ho fatto parte di progetti di sperimentazione per tutta la mia vita (scolastica) e ancora oggi me ne occupo, so già che fine farà questa bella sperimentazione. Pochi eletti riceveranno fiumi di denaro per fare ciò che piace a loro. I risultati non li sapremo mai, il monitoraggio verrà fatto dai loro amici e le scuole continueranno a fare quel che facevano già prima con sempre meno risorse.

Fine della storia. Visione troppo cinica o di parte? Assolutamente sì. Ma questo è ciò che mi sento di dire ogni volta che ascolto queste proposte, con tutto il rispetto, sia chiaro, per chi porta avanti le sue idee sfruttando gli spazi che gli vengono offerti.
Purtroppo rimangono aperti i problemi veri: Chi farà la progettazione didattica e come la farà? Che cosa impareranno concretamente i bambini se i progetti non sono anche accompagnati da una chiara visione del contenuto delle discipline? Chi è capace di fare attività interdisciplinari dando agli alunni le conoscenze indispensabili per la loro emancipazione?

Parte del mio cinismo dipende dal mio lavoro. Faccio i conti quotidianamente con la richiesta di formazione sulla matematica e io stessa continuo a studiare e a formarmi nel mio nucleo di ricerca, gli insegnanti con cui lavoro sanno di non sapere (come anch'io so di non poter padroneggiare tutta la matematica...) e mi chiedono di spiegare i concetti più ostici che spesso incontrano per la prima volta, di aiutarli a progettare, di imparare come si fa a cogliere nei prodotti e nelle parole dei bambini ciò che sanno e ciò che stanno imparando, come si fa a interagire correttamente rispettando le idee di ciascun bambino e aiutandolo ad esprimerle... questa è una ricerca continua che non può essere delegata a persone esterne alla classe. O si fa insieme o non si fa.
Una formazione comune tra insegnanti e altri operatori è indispensabile per cambiare un po' la scuola. Ci sono esperienze di questo tipo a cui fare riferimento.
Ciò che non funziona è cambiare gli assetti organizzativi lasciando invariato tutto il resto.
E per favore non toccateci le Indicazioni nazionali....

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